Auberge de l’Ill, il gusto del paesaggiora memoria, artigianato e interior design. Il progetto firmato da Patrick Jouin e Sanjit Manku, dello studioJouin Manku, trasforma il paesaggio alsaziano in architettura emotiva, dove luce, materia e natura dialogano in perfetto equilibrio.

Nel panorama rarefatto della ristorazione d’autore internazionale, L’Auberge de l’Ill, rappresenta un caso quasi irripetibile di continuità, memoria e visione. Affacciato sulle rive del fiume Ill, nel cuore dell’Alsazia, il ristorante fondato nel 1882 da Frédéric Haeberlin come modesta locanda di campagna è oggi una delle grandi icone della cucina francese.
Parte di Relais & Châteaux e dell’adiacente Hôtel des Berges, l’Auberge de l’Ill ha costruito il proprio mito attraverso una straordinaria continuità familiare. Dopo Frédéric, furono la moglie, la figlia e la nuora a guidare la cucina, fino all’arrivo di Paul Haeberlin, che conquistò la prima stella Michelin nel 1952, la seconda nel 1957 e la terza nel 1967. Oggi il ristorante mantiene due stelle nella Guida Michelin, dopo aver detenuto per oltre cinquant’anni consecutivi il massimo riconoscimento della guida francese.

Il progetto
Per celebrare l’eredità storica della maison, Patrick Jouin e Sanjit Manku hanno firmato un importante restyling del ristorante. Più che una semplice ristrutturazione, il progetto appare come una traduzione sensoriale del paesaggio alsaziano.
L’intervento unifica le quattro sale storiche del ristorante — la Sala da Pranzo, la Véranda, la Pièce Alsacienne e il Pigeonnier — attraverso un linguaggio progettuale coerente che dissolve il confine tra architettura, natura e gastronomia. Patrick Jouin ha descritto il progetto come «un momento incantato per i commensali, in comunione con la natura». L’interior design trasforma il fiume Ill nel vero protagonista invisibile dello spazio.

Quattro ambienti, un unico paesaggio sei sensi
La Sala da Pranzo
Leggeri e fluttuanti, farfalle e colibrì in origami animano un magnifico arazzo contemporaneo. Velluto, tela, flanella e tessuti Hermèscompongono un paesaggio onirico costruito come un sofisticato patchwork, ulteriormente valorizzato da lame di rame che evocano la forza eterna della natura.
La Véranda
Completamente aperta sul giardino e sul fiume Ill, lo spazio si sviluppa in un’atmosfera luminosa e di delicata morbidezza.
Qui tutto è un gioco di trasparenze e riflessi. Il paravento in cristallo di Murano dialoga con il paesaggio circostante, mentre sul soffitto grandi “specchi d’acqua” in acciaio inox martellato riflettono gli alberi del giardino e il corso del fiume.
La moquette tuftata a mano, realizzata dalla Manufacture de Tapis de Bourgogne, interpreta invece il movimento ondulato dell’acqua attraverso sfumature cerulee, acquamarina e ocra fluviale.
Ogni elemento appare vivo. Ogni dettaglio ricerca una profonda simbiosi con la natura.

La Pièce Alsacienne
Il paesaggio del Ried alsaziano diventa una vera opera d’arte.
Giunchi e canneti, cicogne e aironi, laghi e foreste profonde diventano i motivi delicati della straordinaria marqueterie che riveste la sala — un monumentale pannello in intarsio ispirato al paesaggio alsaziano e disegnato dall’artista Philippe David.
Una prodezza tecnica unica al mondo, capace di evocare una bellezza poetica al tempo stesso intensa ed emozionante.
Le Pigeonnier
Dall’imponente struttura lignea ai claustra, fino ai rivestimenti in boiserie, l’ambiente appare come uno scrigno di legno caldo e protettivo.
Qui tutto invita a una convivialità elegante. L’ampio camino richiama il focolare di un tempo, mentre le oche in bronzo celebrano la tradizione gastronomica della maison.
L’atmosfera tradizionale viene reinterpretata attraverso un raffinato equilibrio di linee verticali e orizzontali e da una sospensione in vetro soffiato che richiama un fascio di legna dalla leggerezza quasi irreale.
Il sogno, qui, non sembra mai troppo lontano.

Tra artigianato e immaginario fiabesco
All’interno delle sale, alcuni tavoli sono racchiusi da sottili “canne” in bronzo che introducono una dimensione più intima e raccolta. Altrove, le pareti in rame ossidato dialogano con gli uccelli in origami dell’artista colombiana Diana Beltran Herrerae con le applicazioni di farfalle ricamate della celebre Maison Lesage, creando un’atmosfera sospesa tra natura, savoir-faire artigianale e immaginario fiabesco.
L’illuminazione include anche elementi custom firmati Leucos, in perfetta continuità con il linguaggio materico e rarefatto dell’intero progetto.
Il risultato va oltre la dimensione decorativa per trasformarsi in un racconto immersivo. Jouin e Manku non hanno soltanto reinterpretato un ristorante storico: hanno costruito un paesaggio interiore in cui gastronomia, memoria e natura convivono in perfetto equilibrio.
Anche gli habitué della maison — da sempre legati alla propria sala preferita — oggi si trovano davanti a una nuova esperienza spaziale, più fluida, poetica e contemporanea.
Una dimostrazione di come il vero lusso non risieda nell’immobilità della tradizione, ma nella capacità di farla evolvere attraverso il progetto.
MLE Hospitality Executive Memo
Indirizzo: Auberge de l’Ill, 2 Rue de Collonges au Mont d’Or, Illhaeusern, Alsazia, Francia.
Architettura e progetto: storico indirizzo dell’alta gastronomia francese affacciato sulle rive del fiume Ill, reinterpretato attraverso il nuovo progetto firmato Jouin Manku che rafforza il dialogo tra architettura, paesaggio e identità territoriale.
Interior Design Focus: nuovi ambienti caratterizzati da materiali naturali, palette ispirate al paesaggio alsaziano, ampie superfici vetrate e un linguaggio progettuale contemporaneo che valorizza la relazione con il giardino e il corso d’acqua.
Highlight enogastronomico: il ristorante Auberge de l’Ill, riferimento storico della gastronomia francese, continua a rappresentare una delle tavole più iconiche d’Europa attraverso una cucina che unisce memoria, territorio e ricerca contemporanea.
Design & Experience: il progetto di Jouin Manku trasforma l’esperienza gastronomica in un percorso immersivo in cui interni, luce naturale e panorama diventano parte integrante della narrazione culinaria.
Web & Booking: Auberge de l’Ill, Relais&Chateaux

Conversazione con lo Chef Marc Haeberlin
Durante la mia visita all’Auberge de l’Illho avuto il piacere di incontrare lo Chef Marc Haeberlin, erede di una delle famiglie più influenti della gastronomia francese. Ne è nata una conversazione che va oltre la cucina e le stelle Michelinper toccare temi universali come il valore del tempo, la trasmissione di un’eredità familiare, il significato contemporaneo del lusso e il delicato equilibrio tra memoria e innovazione.
Il valore del tempo e dell’eredità
MLE:Chef, l’Auberge de l’Illè una maison centenaria guidata dalla Sua famiglia da generazioni. In un mercato del lusso sempre più orientato alla novità e alla velocità, come si riesce a trasformare l’eredità del passato in una risorsa contemporanea senza che diventi un semplice esercizio di nostalgia?
MH:Credo che la tradizione non debba mai essere considerata un punto di arrivo. È una base, una cultura, una sensibilità che ci accompagna ogni giorno. Il nostro compito non è conservare il passato sotto una campana di vetro, ma interpretarlo con rispetto. Ogni generazione ha aggiunto qualcosa senza cancellare ciò che era stato costruito prima. È questo equilibrio che permette a una casa come l’Auberge de l’Ill di rimanere viva.
L’evoluzione del gusto
MLE:Sua madre amava dire che«la cucina è una storia d’amore». Nei Suoi piatti convivono le grandi ricette della tradizione alsaziana e una sensibilità più contemporanea. Quale ingrediente, tecnica o intuizione rappresenta oggi il legame più autentico tra l’eredità di Suo padre Paul e la Sua visione personale della cucina?
MH:Più che un ingrediente, direi la ricerca dell’armonia. Mio padre aveva una capacità straordinaria di valorizzare il prodotto senza mai sovrastarlo. Oggi utilizziamo tecniche diverse e una sensibilità più attuale, ma il principio resta lo stesso: creare emozione attraverso l’equilibrio. È una lezione che continua a guidarmi ogni giorno.
Il concetto di lusso essenziale
MLE:Oggi si parla molto di Quiet Luxury, ma l’Auberge de l’Illne rappresenta da sempre una delle espressioni più autentiche. Secondo Lei, nell’alta ristorazione contemporanea il vero lusso risiede nella complessità della tecnica o nella capacità di esaltare la purezza della materia prima?
MH:La tecnica è fondamentale, ma deve rimanere invisibile. Il vero lusso è riuscire a offrire un’esperienza che sembri naturale, semplice, quasi spontanea. Dietro questa apparente semplicità c’è molto lavoro, ma l’ospite non deve percepirlo. Deve ricordare un sapore, un’emozione, un momento. Per me il lusso è questo.
L’anima dell’Auberge: l’ospitalità
MLE:L’Auberge de l’Illnon è soltanto un ristorante, ma un luogo dove gastronomia e ospitalità convivono in modo naturale. Come trasmette alla Sua brigata e al Suo team quelsavoir-faireche appartiene alla storia della famiglia Haeberlin? È qualcosa che può essere insegnato oppure si apprende soltanto vivendo questo luogo giorno dopo giorno?
MH:Una parte si può insegnare, naturalmente. Ma c’è anche qualcosa che si trasmette attraverso l’esempio e la condivisione quotidiana. Chi lavora qui deve comprendere che ogni ospite non viene soltanto a mangiare, ma a vivere un’esperienza. L’attenzione ai dettagli, la gentilezza, il rispetto: sono valori che fanno parte della nostra identità tanto quanto la cucina.
La sostenibilità della tradizione
MLE:L’Alsazia è profondamente presente nella vostra cucina. In che modo il lavoro quotidiano dell’Aubergecontribuisce a preservare il patrimonio gastronomico e culturale del territorio? E quanto è complesso mantenere l’eccellenza dell’alta ristorazione restando fedeli alle proprie radici?
MH:Le radici non rappresentano un limite, ma una fonte continua di ispirazione. L’Alsazia offre prodotti straordinari, una cultura gastronomica ricca e una forte identità. Il nostro compito è valorizzarla con uno sguardo contemporaneo. Credo che autenticità e eccellenza possano convivere perfettamente quando si lavora con sincerità e rispetto per il territorio.
Uno sguardo al futuro
MLE:Guardando ai prossimi dieci anni dell’ospitalità e della gastronomia di alta gamma, quale elemento della tradizione ritiene irrinunciabile e quale cambiamento considera invece necessario per dialogare con le nuove generazioni di viaggiatori e gourmet?
MH:L’elemento irrinunciabile sarà sempre l’attenzione all’ospite. Le persone possono dimenticare un piatto, ma non scordano come si sono sentite. Credo invece che dovremo continuare a evolvere nel modo di raccontare la nostra cucina, rendendola più accessibile e comprensibile senza perdere profondità. Le nuove generazioni cercano autenticità, e questa è probabilmente la sfida più interessante per il futuro.


