Luke Edward Hall “Oggi il vero lusso è entrare in un luogo che racconta una storia”

Artista, illustratore e interior designer britannico, Hall ha trasformato lo storico indirizzo alpino in un universo narrativo fatto di colore, folklore, memoria e immaginazione. Lontano dal minimalismo dominante, il progetto celebra una montagna più emotiva, colta e teatrale, dove il design diventa racconto immersivo e l’ospite entra naturalmente nella scena.

Il profilo del Monte Bianco oltre i vetri. Il profumo del legno antico. L’audacia di palette cromatiche inaspettate.

Per il nuovo corso dell’Hôtel Saint-Georgesdi Megève, parte della collezione di Relais & Châteauxil gruppo Chapitre Sixha scelto una delle voci più riconoscibili del design contemporaneo internazionale:  Luke Edward Hall.

Ne abbiamo parlato in esclusiva per MLE —MyLuxuryExperiences

Intervista di Clelia Torelli,fotografie di Stefan Giftthaller

Dettagli di stile dell’Hôtel Saint-Georges, Megéve

“A Megève non mi interessava il jet-set, ma il paesaggio”

MLE: questa storica località possiede un’identità alpina molto precisa, spesso associata a legni scuri e a un’estetica montana rigorosa. Per l’Hôtel Saint-Georges avete scelto invece un approccio narrativo e cromaticamente audace. In che modo ha reinterpretato l’anima storica della località?

LEH: più che all’immaginario jet-set di Megève, ero interessato al paesaggio locale, alla flora, alla fauna e persino alla mitologia alpina. Gli interni riflettono il mio amore per il racconto, per la natura e per il folklore.

L’atmosfera dell’hotel nasce tanto dalla storia e dal paesaggio del luogo quanto da una dimensione più immaginifica, quasi legata alle mie avventure fantastiche.

“Le persone cercano luoghi capaci di trasportarle altrove”

MLE: in un momento in cui il lusso sembra orientarsi verso il minimalismo e il cosiddetto quiet luxury, il suo linguaggio continua a celebrare colore, pattern ed eclettismo. Gli ospiti cercano rassicurazione o desiderano ancora essere sorpresi?

LEH: penso che ci sia spazio per ogni tipo di design. Le persone a cui mi rivolgo cercano proprio questo: una narrazione visiva. Vogliono sentirsi immerse in una storia, in un luogo romantico ma anche profondamente connesso al territorio in cui si trova. Il mio lavoro consiste nel far convivere fantasia e senso del luogo. Mi interessa creare ambienti che trasportino gli ospiti lontano dalla quotidianità, in una dimensione più magica.

“L’ospite non è uno spettatore. È il protagonista”

MLE:  l’Hôtel Saint-Georges sembra quasi un set cinematografico o la casa di un collezionista eccentrico appartenente a un’altra epoca. In che modo la sua formazione d’artista influenza il modo in cui progetta uno spazio pubblico?

LEH: assolutamente: l’ospite deve sentirsi il protagonista della scena. Amo creare spazi teatrali, ma il mio desiderio è che le persone li vivano in modo attivo, non passivo. Mi piace progettare luoghi capaci di sospendere la quotidianità e aprire una dimensione più evocativa, romantica e quasi irreale.


Nei cinque stelle l’immaginazione dialoga con la realtà

MLE: negli hotel di alta gamma il comfort è imprescindibile. Qual è stata la sfida più complessa nel conciliare il suo immaginario estetico con le esigenze operative di una struttura di montagna?

LEH: esiste sempre un equilibrio da trovare. Per quanto avrei voluto utilizzare determinati tessuti o alcuni elementi decorativi, la praticità entra inevitabilmente in gioco.

Quando si cerca di trasformare idee molto fantasiose in uno spazio reale e funzionante, è necessario trovare un compromesso tra visione creativa e fattibilità tecnica.

“Il legno era l’anima dell’hotel”

MLE: l’Hôtel Saint-Georges è uno storico indirizzo di Megève. C’era un elemento del passato che riteneva fondamentale preservare?

LEH: sì, il legno. Era essenziale mantenerlo. Rimuoverlo avrebbe significato togliere lo scheletro stesso dell’hotel. Inoltre, in un contesto alpino, la presenza del legno appariva assolutamente naturale. Lo abbiamo però trattato e reinterpretato, restituendogli una nuova vita.

Molti altri elementi invece richiedevano una trasformazione radicale: le camere e i bagni, per esempio, sono stati completamente ripensati. Ma ogni volta che esisteva qualcosa di autentico, bello o ricco di carattere, abbiamo scelto di conservarlo. Il pavimento del ristorante, ad esempio, possedeva una patina meravigliosa.


“Il vero lusso? Ritrovare un senso di magia”

MLE: MLE osserva l’ospitalità contemporanea come indicatore di nuovi linguaggi e sensibilità. Se dovesse identificare la sensazione che desidera lasciare agli ospiti del Saint-Georges, quale sarebbe?

LEH: uso spesso le parole magia e romanticismo, perché per me sono fondamentali.

«Quando siamo bambini, la magia è ovunque.

LEH: crescendo, però, quella capacità di meravigliarsi tende a spegnersi. Il mio lavoro cerca proprio di riportare quella sensazione negli spazi.

Creare luoghi capaci di restituire un senso di meraviglia. In fondo, è questo il vero obiettivo del mio lavoro.