PALETTE MLE
Dopo l’azzurro, il colore continua a raccontare lo spazio attraverso una tonalità più silenziosa e materica. Agosto per MLE ha il colore della sabbia. Quello delle spiagge scaldate dal sole, della pietra, delle dune e degli interni attraversati dalla luce. Dopo l’azzurro di luglio, Palette MLE continua il suo viaggio attraverso i colori che raccontano l’ospitalità, l’architettura e il design.
Quando la luce diventa materia
Il sabbia non è un colore che cerca attenzione. Non invade lo spazio, non detta le regole, non segue le mode. Eppure è una delle tonalità più presenti nell’ospitalità contemporanea.
È il colore della pietra scolpita dal tempo, del travertino, dell’argilla, del lino, delle dune, della calce e del legno schiarito dal sole. Più che una scelta estetica, è un linguaggio progettuale: assorbe la luce, la restituisce con delicatezza e costruisce atmosfere capaci di trasmettere calma.
Negli hotel più interessanti il sabbia non è mai un semplice neutro. Cambia intensità e carattere, si scalda o si schiarisce, assume riflessi dorati, avorio, champagne. Cinque luoghi raccontano altrettanti modi di interpretarlo, dimostrando come una tonalità apparentemente discreta possa diventare uno degli elementi che definiscono l’identità di un progetto.

DESERT SAND
Banyan Tree AlUla, Arabia Saudita
La pietra incontra la sabbia
Ad AlUla la sabbia è ovunque, con i suoi colori e le sue sfumature. È nelle pareti rocciose, nelle dune, nella terra e nelle montagne, dove cambia tonalità con il trascorrere delle ore. Il Banyan Tree AlUla parte proprio da questa presenza e sceglie di non introdurre cromie estranee al paesaggio, ma di portarne le gradazioni dentro il progetto.
Firmato dallo studio parigino AW² Architecture & Interiors, guidato da Stéphanie Ledoux e Reda Amalou, il resort è stato concepito secondo un approccio leggero, capace di inserirsi con discrezione nella Ashar Valley. Architettura e interior design sono parte di una stessa visione: tele color sabbia, intonaci dalle sfumature terrose e persino superfici in sabbia compattata richiamano le stratificazioni delle formazioni rocciose circostanti.
Negli interni i colori diventano più morbidi. Avorio, beige caldo, ocra e tonalità della terra accompagnano arredi e rivestimenti, mentre motivi ispirati alla cultura nabatea e alla tradizione nomade introducono un riferimento alla storia del territorio. Sono soprattutto le diverse consistenze e il gioco delle ombre a dare profondità agli ambienti, evitando che l’uso dei neutri li renda uniformi.
Con il cambiare della luce naturale anche i colori si trasformano: le gradazioni più chiare si scaldano, quelle terrose acquistano intensità e la distinzione cromatica tra interno ed esterno si attenua. Al Banyan Tree AlUla il sabbia non è semplicemente una scelta cromatica: è il colore del luogo che entra nel progetto.

GOLDEN DUNE
Six Senses Southern Dunes, The Red Sea — Arabia Saudita
Quando il sabbia si accende d’oro
Al Six Senses Southern Dunes il colore sabbia si scalda fino a raggiungere sfumature di miele, ocra e zafferano. Il resort sorge tra dune e montagne nell’entroterra del Mar Rosso, dove il sole modifica continuamente la percezione delle superfici e ne accentua volumi e trame.
L’architettura firmata da Foster + Partners segue il profilo naturale del terreno. Le ville sono distribuite nel paesaggio, mentre le coperture leggere e ondulate richiamano il movimento delle dune e le forme delle tende tradizionali. I toni della terra contribuiscono a ridurre la distanza visiva tra gli edifici e ciò che li circonda, mentre le zone d’ombra diventano parte integrante del disegno architettonico.
Negli interni, progettati dallo studio londinese Muza Lab, i neutri acquistano maggiore intensità. Pareti dai toni terrosi fanno da sfondo a legni scolpiti, pietra, marmo, pelle, tessuti e lavorazioni artigianali. Beige e sabbia vengono ravvivati da accenti di senape, ocra e zafferano, mentre motivi ispirati ai tessuti tradizionali sauditi introducono ritmo senza spezzare l’equilibrio cromatico.
Superfici intrecciate, elementi traforati e schermature filtrano il sole e proiettano ombre che si spostano durante la giornata, modificando continuamente l’aspetto degli ambienti. Al Six Senses Southern Dunes il sabbia non rimane un neutro: attraversato dalla luce e dall’artigianato, acquista calore fino a sfiorare l’oro.

CHAMPAGNE BEIGE
La Réserve de Beaulieu, Côte d’Azur
Il sabbia incontra la luce della Riviera
A La Réserve de Beaulieu il colore sabbia si fa più chiaro e luminoso, con una sfumatura dorata che ricorda lo champagne. È un beige caldo e sofisticato, che il sole del Mediterraneo accende durante il giorno e che negli interni si declina tra avorio, crema e gradazioni più morbide.
Affacciata direttamente sul mare a Beaulieu-sur-Mer, La Réserve conserva il carattere di una grande dimora della Riviera. Terrazze, balaustre e la piscina di acqua di mare stabiliscono un rapporto continuo con il Mediterraneo. Qui il colore non nasce dalla volontà di mimetizzare l’edificio nel paesaggio, come nei resort del deserto: serve piuttosto a catturare e restituire la luminosità che arriva dall’acqua.
Gli interventi che si sono succeduti negli anni hanno lavorato sull’equilibrio tra memoria e contemporaneità. Richard Martinet ha firmato importanti rinnovi degli interni, mentre Affine Design è intervenuto sull’architettura e sull’interior architecture, preservando il carattere storico dell’hotel e introducendo elementi e arredi realizzati su misura.
Negli ambienti il sabbia assume così un’eleganza più classica. Beige chiari, crema e avorio dialogano con marmi, legni, tessuti morbidi e finiture preziose. Il colore non viene utilizzato in modo uniforme, ma passa da superfici quasi bianche a gradazioni più calde, creando profondità attraverso differenze minime.
Anche il mare partecipa alla composizione cromatica. L’azzurro che entra dalle finestre e dalle terrazze rende i neutri più luminosi e ne modifica la percezione: ciò che all’ombra appare beige, sotto il sole può assumere riflessi crema, avorio o leggermente dorati. È proprio in questo passaggio che il sabbia comincia a ricordare il colore dello champagne.
Champagne Beige è il sabbia della Riviera: luminoso, elegante, attraversato dai riflessi del Mediterraneo.

IVORY GLOW
Hôtel du Couvent, Nizza
Il sabbia si schiarisce fino all’avorio
All’Hôtel du Couvent il colore sabbia perde i riflessi dorati e si avvicina all’avorio. È più opaco, quasi polveroso, e richiama immediatamente la pietra, la calce e gli intonaci antichi. Non appare mai uniforme: cambia seguendo le irregolarità delle superfici e la luminosità che attraversa gli ambienti.
L’hotel occupa un antico complesso conventuale nel cuore della Vieux-Nice e il progetto parte proprio dalla memoria dell’edificio. Muri spessi, volte, corridoi e aperture profonde non diventano una semplice scenografia storica, ma costituiscono la struttura sulla quale è stata costruita la nuova identità del luogo. Il recupero ha richiesto anni di lavoro e ha cercato di preservare il carattere originario del complesso.
Gli interni di Festen Architecture lavorano sulla stessa idea di misura. Avorio, crema, beige chiarissimi e tonalità naturali accompagnano pietra, legno, lino e superfici materiche. Gli arredi evitano di imporsi sull’architettura e costruiscono ambienti che conservano qualcosa dell’austerità originaria del convento, trasformandola in un’eleganza essenziale e contemporanea.
È soprattutto sulle pareti che il colore acquista profondità. Gli intonaci chiari assorbono la luce, lasciano emergere variazioni quasi impercettibili e portano il sabbia dal beige chiarissimo al crema, fino all’avorio. Tessuti e materiali seguono la stessa progressione, affidando il carattere degli interni alle differenze più sottili.
Cortili, terrazze e giardini introducono infine il verde nel complesso e creano un contrasto naturale con i toni chiari dell’architettura. All’Hôtel du Couvent il sabbia diventa Ivory Glow: non il colore brillante della Riviera, ma quello più quieto della pietra e della calce illuminate dal sole.

ISLAND BEIGE
Nilaa Coral Island, Maldives
Il sabbia incontra la luce tropicale
A Nilaa Coral Island il colore sabbia si fa leggerissimo. Le tonalità terrose lasciano spazio a beige chiari, avorio e crema, vicini ai colori della spiaggia e delle pietre naturali. Il blu dell’oceano e il verde della vegetazione diventano il loro contrasto naturale.
L’architettura parte dal rapporto con l’isola e dalla volontà di mantenere il più possibile libera la relazione tra terra, laguna e barriera corallina. Gli edifici rimangono sulla terraferma e si aprono verso l’esterno attraverso ampie aperture e passaggi continui tra spazi interni e natura. Il progetto utilizza forme organiche e geometrie che cercano un dialogo con l’ambiente tropicale senza riprodurlo letteralmente.
Negli interni, materiali di tradizione italiana incontrano l’atmosfera delle Maldive. Travertino, pietre, legni chiari e superfici naturali costruiscono una base luminosa sulla quale il colore sabbia emerge non come una tinta unica, ma attraverso le diverse reazioni dei materiali alla luce.
Qui è proprio la luminosità tropicale a cambiare il carattere dei neutri. Riflessa dall’acqua e dalla sabbia della spiaggia, entra negli ambienti e porta il beige verso tonalità sempre più chiare. Le texture mantengono la profondità, mentre la presenza dell’oceano impedisce alla palette di diventare monocromatica.
A Nilaa Coral Island il sabbia diventa Island Beige: leggero, luminoso, quasi sbiancato dal sole. Un colore che accompagna l’architettura senza sottrarre spazio all’azzurro dell’oceano e al verde dell’isola.

LUCE, MATERIA, TEXTURE
Cinque oggetti di design nella palette sabbia, scelti da Clelia Torelli per MLE.
MLE HOSPITALITY EXECUTIVE MEMO
Perché il sabbia continua a funzionare nell’hôtellerie
Il successo delle tonalità sabbia nell’ospitalità contemporanea non dipende soltanto da una tendenza estetica. I neutri permettono di costruire interni destinati a durare, valorizzano materiali e lavorazioni artigianali e, soprattutto, cambiano carattere a seconda del contesto in cui vengono utilizzati.
I cinque progetti raccontati in questo servizio lo dimostrano: la stessa area cromatica può diventare materica nel deserto di AlUla, dorata al Southern Dunes, sofisticata sulla Riviera, quasi avorio nell’architettura storica di Nizza e luminosa alle Maldive.
Per hotel e resort, la vera sfida è quindi non utilizzare il sabbia come formula rassicurante, ma trasformarlo in un elemento di identità. Quando colore, materiali e architettura nascono dalla specificità del luogo il neutro smette di essere anonimo.
Il sabbia non chiede di essere protagonista. Forse è proprio questa discrezione a renderlo così presente nel modo contemporaneo di progettare l’ospitalità.
