Due Porsche 911 reinterpretate trasformano l’automobile in un universo completo fatto di artigianato, orologeria, bagagli e cultura del movimento.

Tutto comincia da un orologio
Il progetto nasce da una richiesta apparentemente circoscritta: creare un orologio da inserire nel cruscotto di una Porsche 911 reinterpretata da Singer Vehicle Design . Ma quando due realtà condividono la stessa attenzione quasi ossessiva per i dettagli, è difficile fermarsi a un solo elemento.
Louis Vuitton e Singer Vehicle Design trasformano così quell’intuizione iniziale in un progetto di total design, presentato nell’agosto 2026 a Monterey, in California. L’automobile non è più semplicemente un mezzo di trasporto, ma diventa un luogo intimo e personale, nel quale meccanica, materiali, colori, accessori e oggetti da viaggio appartengono allo stesso racconto.
Singer Vehicle Design è l’atelier californiano specializzato nel restauro e nella reinterpretazione su misura delle Porsche 911 classiche. Non costruisce nuove automobili: trasforma modelli storici attraverso design, tecnologia e lavorazioni artigianali.

Due Porsche, due modi di abitare il viaggio
La prima automobile è una Porsche 911 Reimagined by Singer – Classic , costruita su un telaio 964 e caratterizzata da una carrozzeria in fibra di carbonio color zafferano, abbinata al blu cobalto e al giallo. Una combinazione che unisce i codici visivi di Louis Vuitton alla storia di Singer e richiama i bauli creati dalla Maison per Citroën già nel 1924.
Il portapacchi, progettato appositamente, può accogliere un baule, una tavola da surf oppure un paio di sci: non un dettaglio decorativo, ma una dichiarazione d’intenti. Questa Porsche è immaginata per partire.
La seconda è una Porsche 911 Reimagined by Singer – Classic Turbo, una cabriolet concepita da Nicolas Ghesquière, direttore artistico delle collezioni donna Louis Vuitton. La carrozzeria bianco Calcaire Lutétien, il legno, la pelle naturale e gli accenti dorati evocano l’eleganza dei motoscafi classici. È un’interpretazione più sensuale e sofisticata del movimento, aperta alla luce, all’aria e al paesaggio.
Dal Tambour al cruscotto
Al centro del progetto si trova un orologio meccanico ispirato al Tambour, realizzato da La Fabrique du Temps Louis Vuitton. Inserito nel cruscotto, può essere rimosso e trasformato in un orologio da tavolo.
La sua presenza ha determinato tutto ciò che lo circonda. Tachimetro, contagiri e indicatori sono ridisegnati adottando i codici grafici della collezione Tambour. Anche lancette, indici e colori sono studiati per costruire una continuità fra alta orologeria e progettazione automobilistica.
Il risultato dimostra che la coerenza non nasce dalla ripetizione di un logo. Nasce da un linguaggio riconoscibile che attraversa funzioni, superfici e gesti.

L’artigianato entra nell’automobile
Nella Porsche color zafferano, l’abitacolo è rivestito in una pelle naturale ispirata al VVT, materiale simbolo della pelletteria Louis Vuitton. Le impunture gialle e il motivo a losanga dei sedili richiamano il malletage presente all’interno dei bauli della Maison. I piccoli elementi normalmente prodotti in plastica vengono sostituiti da componenti metallici lavorati e rifiniti a mano.
Intorno alle due automobili nasce anche un sistema completo di oggetti: bauli sagomati per adattarsi ai vani, Keepall, porta-abiti, custodie per caschi e documenti, guanti, calzature e capi da viaggio. Per la Classic sono state realizzate persino una tavola da surf in legno e un paio di sci; per la cabriolet, una collezione coordinata alle tonalità del legno, del bianco e dell’oro.
Ogni elemento non viene semplicemente abbinato all’automobile: sembra derivare dalla sua stessa architettura.
L’ospitalità in movimento
Da sempre Louis Vuitton accompagna l’evoluzione dei mezzi di trasporto progettando bauli capaci di adattarsi a carrozze, automobili, navi e aeroplani. Con Singer, questa tradizione non viene citata in modo nostalgico, ma tradotta in una visione contemporanea dell’Art of Travel.
Il progetto racconta una nuova forma di ospitalità in movimento. Non riguarda il luogo in cui dormire, ma il modo in cui abitare il viaggio: ciò che tocchiamo, indossiamo e portiamo con noi.
Perché il lusso non consiste nell’aggiungere oggetti. Consiste nel fare in modo che ogni dettaglio appartenga allo stesso racconto.
